agosto 2008

a. XIV, n. 4  [80]

 

 

Balli, scampagnate e aria d'altri tempi

di Lillino Fresu

torna a

 AGOSTO 2008

I balli, accompagnati dal clarino, la chitarra o da qualche fisarmonica, duravano fino alla mezzanotte e nel periodo della Quaresima non si ballava. Ogni comitiva organizzava la sala da ballo in qualche stanza oppure nel dopolavoro o in qualche sala spaziosa dove si pagava un tanto per il periodo del Carnevale. Ogni comitiva aveva una saletta distinta con un nome: su Morelli, sa Baganci, sa Raspa, Capogalbana, s'Istagnale, sa Zanola.

In estate invece si facevano le scampagnate a piedi, prima dell'avvento delle macchine. Si faceva merenda nelle fonti di acqua fresca e lì si andava in gruppi di giovani e giovane portandoci un bel po' di alimenti e vino e molti ne bevevano anche molto, tanto che, quando si ripartiva per il rientro, alcuni mettevano il dito nell'acqua della fonte per sapere se era fresca o no, visto che non ne avevano bevuto neanche un po'…

Le fonti erano s'Aldia, su Adu lalgu e sa Filasca che non erano molto lontane dal paese. Ci si organizzava anche per salire al Giogantinu, a sa Soliana e a s'Eritti.

Certe famiglie si stabilivano a Vallicciola o a Sas Codinas per diverse settimane. Si servivano di qualche tenda oppure di ricoveri fatti con i muri a secco e coperti con lattoni e con qualche incerato.

Al mare iniziarono ad andarci nel dopoguerra. Nei primi tempi, specialmente i giovanotti, non portavano gli slip ed entravano in acqua con le solite mutande di ogni giorno e con in testa un fazzoletto con quattro nodi. Anche le donne poi seguirono. Si andava in treno fino ad Olbia e poi si proseguiva con qualche pullman, che andava fino alla spiaggia più frequentata che era quella del Lido del Sole visto che tanto non si poteva andare più lontano visto che di autobus non c'è n'erano.

 

Con i pullman a Berchidda cominciarono a viaggiare i fratelli Asara e ricordo che una delle prime linee era quella per Monti.

Usavano i pullman i pastori di tutta la zona di levante e molti portavano dentro agnelli, qualche pecora, legna, bisacce piene di ortaggi, sacchi con semenze e attrezzi da lavoro. Portavano in paese cestini pieni di uova, galline, pulcini e maialetti tanto che sembrava uno zoo.

 

Nel Limbara fino al dopoguerra c'erano almeno trenta caprai e un'altra ventina nell'altra montagna in territorio di Berchidda. Le greggi di capre tanti anni fa erano più numerose e si produceva di più visto che molte capre ne partorivano due gemelli. Questa era una buona risorsa economica specialmente in annate con temperature miti che favorivano la crescita del novellame delle frasche e la fioritura del corbezzolo (sa pruma).

I caprai, in estate, avevano l'abitudine di appiccare il fuoco nelle zone molto fitte di vegetazione per aiutare la crescita dei polloni nuovi, cibo utile per le capre. Il latte lo quagliavano nelle case (sas pinnettas) ed il formaggio lo vendevano sia ai commercianti che alle famiglie. Ogni tanto lo portavano in paese ed anche ad Oschiri dove c'era un buon commerciante che lo acquistava. Riempivano le bisacce anche di ricotta salata (brozzu mosinzu) e ricottone e portavano il tutto nel dorso dell'asino o a cavallo.

Alcune capre le possedevano anche diverse famiglie di contadini che ne avevano a volte una o due o, in altri casi, un numero maggiore. Quando erano una o due la mattina se le portavano con loro e le legavano in qualche luogo dove c'era del pascolo dove magari avevano fatto la semina o dove andavano a lavorare alla giornata. Così avevano il latte per la famiglia ed in più potevano fare un po' di formaggio. In paese certi avevano dei cortili o stalle dove lasciavano le capre per la notte ma le tenevano anche in qualche piccolo pezzo di terreno quando non andavano a lavorare altrove.