agosto 2008

a. XIV, n. 4  [80]

 

 

Bernardo De Muro

(Tempio 1881-Roma 1955)

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di Erennio Pedroni

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 AGOSTO 2008

IL PERIODO ROMANO

 

Il 1903 è un anno particolare per Bernardo. Esso deve risolvere due problemi: studiare canto e fare il servizio militare di leva.

L'impresa non è semplice ma Bernardo riesce a prendere i classici due piccioni con una fava. Grazie ai consigli ed all'interessamento di alcuni influenti tempiesi, dopo aver fatto per alcuni mesi il garzone a Tempio presso la Farmacia del Dottor Rodolfo Lay è arruolato militare nella compagnia di Sanità e presta servizio come assistente nella farmacia dell'ospedale militare del Celio a Roma; inoltre, all'esame d'ammissione all'Accademia romana di Santa Cecilia canta “O sole mio" in maniera divina e supera brillantemente la prova ed è ammesso a frequentare per studiare canto, musica, solfeggio e pianoforte.

De Muro, quindi, riesce a coniugare alla perfezione il servizio militare prestato, come lui stesso afferma, con le lezioni al Santa Cecilia. Andrà avanti così anche nell'anno successivo.

Nel 1905, terminato il servizio militare, decide di abbandonare il Conservatorio di Santa Cecilia per continuare gli studi in privato.

Prima studia col maestro Enrico Striscia, poi firma un contratto con un impresario teatrale di nome Pasquali che gli fa continuare gli studi affidandolo ad un altro validissimo insegnante, il maestro Alfredo Martino, lo stesso che diversi anni dopo istruirà l'altro tenore tempiese Giovanni Manurritta (Tempio 1895 – Roma 1984), in arte Giovanni Manurita.

Gli anni che vanno dal 1905 al 1910 sono dedicati in massima parte allo studio. Si verificano comunque dei fatti che meritano di essere ricordati: nell'Aprile 1906 il debutto ufficioso al Teatro Quirino di Roma. Negli scritti di De Muro è citato questo avvenimento secondo cui interpreta il personaggio di Tonio nell'opera "I Pagliacci" di Ruggero Leoncavallo, utilizzando il nome d'arte Bernardo De Satta.

Nel 1908, dovendo debuttare ufficialmente al Costanzi di Roma nel personaggio d'Osaka nell'opera "Iris" di Pietro Mascagni, il soprano Maria Farneti non se la sente di cantare con un debuttante e Bernardo dovette attendere altri due anni per il suo debutto ufficiale.

Ogni tanto rientra a Tempio per trascorrere qualche giorno con i famigliari e con gli amici e in una di queste occasioni, nel 1909, tiene un concerto nel salone comunale accompagnato al pianoforte dall'amico Gavino Gabriel. Il salone è troppo piccolo per contenere la folla immensa che vuole partecipare all'evento, allora Bernardo dà l'ordine di tenere le finestre spalancate per far sì che tutti, anche in lontananza, possano sentire.

MARIA FARNETI – soprano – nasce a Forlì l'8/12/1877, studia canto al Liceo Musicale "Rossini" di Pesaro. Esordisce pubblicamente come soprano nel 1899.

Compie diverse tournée sia in Italia che nelle due Americhe.

Tra il 1912 e 1913 si esibisce accanto a De Muro sia in Italia che in Sud America.

Ad appena 40 anni abbandona le scene per dedicarsi alla famiglia, continuerà comunque ad incidere sino al 1931. Muore a San Varano (Forlì) il 17 ottobre 1955

 

IL DEBUTTO E LE PRIME GRANDI TOURNEE ITALIANE

 

Finalmente, dopo tanti anni di studi, sacrifici e dopo aver ingoiato anche qualche boccone amaro, arriva per Bernardo il giorno del debutto ufficiale che avviene la sera di mercoledì 11 maggio 1910 al teatro Costanzi (oggi teatro dell'Opera) di Roma, nelle vesti di Turiddu nell'opera "La Cavalleria Rusticana" di Pietro Mascagni: è un trionfo e saranno altrettanto trionfali le diciassette repliche successive.

Nel 1911 manda in visibilio il pubblico pugliese esibendosi soprattutto al Petruzzelli di Bari dove interpreta Pinkerton nella "Madama Butterfly" di Giacomo Puccini, Vasco de Gama nell'"Africana" di Giacomo Meyerbeer, Ruy Blas nell'opera omonima di Filippo Marchetti, Don Josè nella "Carmen" di Georges Bizet e Turiddu nella "Cavalleria Rusticana" di Pietro Mascagni.

Il 1912 è un anno cardine nella carriera di De Muro: infatti, il 20 gennaio debutta nel tempio massimo dell'opera italiana e mondiale, "La Scala" di Milano, interpretando Folco nell'opera "Isabeau" di Pietro Mascagni, diretto dal grande maestro Tullio Serafin (1878-1968) che lo accompagnerà in un innumerevole numero di recite anche negli anni seguenti. E' un successo personale di Bernardo poiché l'opera non piace, ma quello che manda in visibilio il colto pubblico milanese è proprio l'interpretazione del falconiere Folco fatta da De Muro. Nei due mesi successivi l'opera è replicata alla Scala per altre 21 volte, quindi 22 rappresentazioni in una sola stagione, un vero record. Nello stesso anno alla Scala interpreta Tutcia in "Ivan il Terribile" di Nicolaj Rimskij Korsacov e Don Carlos nell'omonima opera verdiana; in totale nel 1912 gli spettatori della Scala lo acclamano in oltre 35 esibizioni, altro record.

Ma il 1912 non è solo Scala ma anche tanti teatri del Nord e centro Italia dove interpreta Folco, Don Carlo e Don José ed infine bisogna ricordare che a Milano, per conto della casa discografica His Master's Voice, (La Voce del Padrone-Grammofono) incide i primi otto pezzi (cinque dell'Isabeau ed uno rispettivamente di Carmen, l'Africana, Andrea Chénier) tutti magnificamente interpretati, tra i quali comunque spicca la canzone del falco "Tu ch'odi lo mio grido" dove l'aria chiude con uno stupendo "cavaliere del ciel".