agosto 2008

a. XIV, n. 4  [80]

 

 

Berchiddesi emigrati a New York ai primi del '900

di Giuseppe Meloni

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 AGOSTO 2008

Inizia con questo numero la pubblicazione di una ricerca che vuole riscoprire la memoria dei nostri concittadini che cento anni fa affrontavano un difficile viaggio, che li portava lontano dal paese, dai loro cari, dai loro amici.

Erano spinti soprattutto dal desiderio di migliorare le proprie condizioni di vita in una terra che si presentava come simbolo di progresso. Molti di loro sono tornati in patria, dopo aver concluso l’esperienza di emigrati, mentre alcuni hanno preferito mettere nuove radici nella terra che li ospitava.


Mamma dammi 100 lire. In America voglio andar

 

llis Island era la porta del sogno. Milioni di europei tra gli ultimi decenni dell’800 e i primi del ‘900 hanno guardato a quella piccola isola, all’imboccatura del porto di New york, come alla porta d’ingresso di un mondo fantastico per le prospettive economiche che prometteva ma allo stesso tempo triste e soffocante per la nostalgia e i ricordi che costringeva ad abbandonare nel vecchio mondo.

La cifre dell’emigrazione europea negli Stati Uniti, o se vogliamo quelle dell’immigrazione in generale, non sono esattamente quantificabili; sappiamo quanti entravano legalmente nelle frontiere degli Stati Uniti, ma si ignora con precisione quanti lo facessero in maniera clandestina o quanti rientrassero ai luoghi d’origine poiché delusi dalla nuova esperienza o allontanati con diverse motivazioni dalla nuova “patria”.

Da un calcolo abbastanza verosimile sembra che nel giro di tre decenni e mezzo, a cavallo dei due secoli, tra il 1880 e il 1915, abbiano lasciato l’Europa per trasferirsi negli Stati Uniti d’America, poco meno di 10 milioni di individui, fra i quali circa 4 milioni erano italiani.

La prima ondata, (1786-1900) aveva coinvolto maggiormente le regioni del nord d’Italia, soprattutto Veneto, Friuli Venezia Giulia e Piemonte.

A partire dai primi del XX secolo il flusso aveva modificato la sua consistenza e la sua provenienza. Il 70 % di questa moltitudine partiva in quel periodo dal meridione d’Italia.

All’interno di questa cifra non erano pochi gli emigrati che lasciavano la Sardegna e, tra questi, anche tanti berchiddesi.

La crisi economica del primo Novecento, unita ad una serie di calamità naturali fu una delle molle che determinarono l’impegnativa e triste scelta di tante generazioni, soprattutto di giovani (come vedremo dall’analisi dei dati). Allo stesso tempo un forte richiamo era esercitato dalle terre d’Oltreoceano. Gli Stati Uniti avevano aperto le porte all’immigrazione fin dal 1880. La società americana era nel pieno della prima fase di sviluppo capitalistico. Le fabbriche, assenti in gran parte delle terre di provenienze degli emigrati, sorgevano in maniera capillare nel Nuovo Mondo. Erano necessarie braccia da impiegare nelle nuove attività.

La navigazione tra vecchio e nuovo mondo fu intensificata in maniera esponenziale. L’Europa iniziava ad accogliere in forma sempre più massiccia merci che provenivano d’Oltre oceano e le navi che le trasportavano tornavano in America cariche di uomini, di emigrati.

I costi del trasporto di questi speciali passeggeri era contenuto, concorrenziale anche in confronto con le tariffe ferroviarie per le zone già in via di industrializzazione del Nord Europa. Era un altro motivo per cui tanti scelsero di affrontare il difficile, pericoloso e scomodo viaggio al di là dell’Oceano.

Una volta giunti in America, alle porte di New York, al trauma della traversata, che doveva aver già segnato i viaggiatori in maniera indelebile, si aggiungeva quello dei controlli.

Ellis Island era, appunto, il terminale dove gli immigrati transitavano, venivano identificati, schedati, visitati. Solo dopo accurati e umilianti controlli gli esaminati, se idonei, potevano lasciare l’isola, che avevano ribattezzato “L’isola delle lacrime” ed essere avviati oltre la “porta dell’America”.

Una delle visite più istruttive che si consiglia agli svogliati e distratti turisti di oggi è quella al Museo dell'Emigrazione a New York. Tra le varie testimonianze di quel mondo sono ancora conservate le valigie piene di povere cose e di miseri capi d’abbigliamento di quanti, reimbarcati per l'Italia poiché non avevano superato i controlli degli uffici di Ellis Island, si buttavano disperati nelle acque gelide della baia andando quasi sempre incontro alla morte.

Tra quanti transitarono in quel luogo di speranza e spesso di tragedia, nei primi decenni del ’900 ci furono, come già detto, anche moltissimi sardi e, tra questi, tanti berchiddesi.

In ogni famiglia resta probabilmente il ricordo di parenti che lasciarono affetti e cose per raggiungere l’America e, probabilmente, per non far più ritorno. Spesso, però, è solo un pallido ricordo di un nome, di una parentela incerta, di una sorte spesso sconosciuta.

Con questa ricerca cerchiamo di ridare una memoria alle persone che un secolo fa lasciarono il nostro paese in cerca di fortuna e che conobbero, nella prima fase del loro viaggio, le speranze, i disagi, le umiliazioni, il dolore, la nostalgia del distacco.

Ellis Island, di cui parleremo nel prossimo numero di ottobre, oggi rappresenta l’archivio di questa memoria. Nei suoi scaffali, organizzati con criteri moderni e pratici, sono conservati i registri nei quali veniva annotato tutto ciò che riguarda i milioni di immigr

ati che transitavano dai suoi punti di controllo.

Abbiamo cercato tra le carte originali la testimonianza del passaggio degli immigrati berchiddesi, dei quali oggi siamo in grado di dare non solo il nome, ma di fornire anche qualche particolare sui singoli personaggi.


RE D’ITALIA

Genova, 9 ottobre - New York, 28 ottobre 1907

Il primo dei viaggi documentati a Ellis Island nel quale compaiono viaggiatori berchiddesi è quello della nave “Re d’Italia”, partita da Genova il 9 ottobre 1907 e approdata a New York il 28 dello stesso mese.

La nave era stata costruita a Sunderland, in Inghilterra dalla compagnia di Sir James Laing & figli. Era lunga 131 metri e larga 16, con una stazza di 6.560 tonnellate. Raggiungeva i 14 nodi di velocità ed era in grado di ospitare 2.020 passeggeri, 1.900 dei quali di terza classe.

In Italia era stata da poco armata per il Lloyd Sabaudo e da allora fu impiegata nella spola tra l’Italia e New York o il Sud America. Cessò il servizio nel 1929.

Abbiamo esaminato gli elenchi dei passeggeri schedati durante quel viaggio. Sono divisi in 56 schede comprendenti generalmente ciascuna 30 nominativi per un totale di circa 1.500. Tra i viaggiatori figurano una quindicina di sardi, la maggior parte di Bultei, uno di Nughedu, due di Benetutti e tre berchiddesi: Antonio Carta, Gio Antonio Casula e Pietro Orgolesu. Quest’ultimo doveva essere una sorta di capo-comitiva, con i suoi 39 anni; più giovane il Casula (24 anni) e ancora di più il Carta (18 anni).

Dalla lettura dei registri di immigrazione (f. 1129-1130, rispettivamente l. 6, 2, 3) emergono altri particolari, alcuni comuni ai tre: Braccianti, sapevano leggere e scrivere e avevano come destinazione finale New York col biglietto pagato. Altri particolari, invece, li differenziano:

 

Antonio Carta

Anni 18 / Scapolo / Indirizzo di origine: padre Antonio Carta di Berchidda / In possesso di $ 14 / Altezza cm. 150 / Capelli e occhi scuri.

 

Gio Antonio Casula

Anni 24 / Sposato / Indirizzo di origine: moglie Salvadorica Elena di Berchidda / in possesso di $ 12 / Raggiunge l’amico Francesco Fois / Altezza cm. 170 / Capelli e occhi scuri / Nato ad Oschiri

 

Pietro Orgolesu

Anni 39 / Scapolo / Indirizzo di origine: madre Desoli Giuseppa Berchidda / In possesso di $ 12 / Altezza cm. 170 / Capelli e occhi scuri.


Criteri della ricerca

La ricerca è stata condotta attraverso l’esame dei dati che provengono dai registri dell’immigrazione del centro di controllo di Ellis Island, alle porte di New York (1892-1924): circa 25 milioni di registrazioni.

Finora abbiamo raccolto elementi relativi agli arrivi di circa 130 immigrati provenienti da Berchidda, che giunsero in America tra il 1907 e il 1920 con 39 viaggi ben documentati.

Per l’indagine sono stati utilizzati tutti gli strumenti informatici disponibili e i data base (i dati delle schedature) offerti dall’Associazione Ellis Island. La ricerca è stata condotta per singoli cognomi (i cognomi più diffusi esistenti a Berchidda) e per luogo di provenienza (Berchidda, appunto). Talvolta le singole schede informatizzate, catalogate da personale addetto poco esperto nel trattamento di dati in una lingua differente, non contenevano i singoli richiami così come ci si aspettava di trovarli. Sovente i cognomi sono riportati in forma diversa da quella corretta e spesso il nome del paese d’origine dei nostri immigrati è assolutamente irriconoscibile.

Se ne desume che, qualora gli immigrati siano stati catalogati sotto nomi sbagliati o quando il nome di Berchidda è stato storpiato, altri casi, oltre quelli ritrovati, potrebbero essere sfuggiti alla ricerca.

Per limitare al massimo queste involontarie omissioni, ciascuna delle posizioni è stata verificata attraverso l’esame diretto della registrazione originale. E’ stato così possibile individuare vari casi che erano sfuggiti alla ricerca informatizzata.

Le due ricerche si sono rivelate complementari integrandosi così a vicenda.

In particolare, con l’esame della schedatura informatizzata è possibile conoscere nome, cognome, età, sesso, stato civile e provenienza dei singoli immigrati, oltre al nome della nave, il porto d’imbarco e la data dell’arrivo.

Attraverso l’esame dei documenti originali è possibile aggiungere informazioni su quando era iniziato il viaggio, quale era la famiglia d’origine dell’immigrato e l’indirizzo di riferimento in Italia, quale mestiere intendesse svolgere, se sapesse leggere e scrivere, quale fosse la destinazione finale e se avesse il relativo biglietto, di quali fondi avesse disponibilità, se doveva raggiungere qualcuno in particolare, quale fosse l’altezza, lo stato di salute, il colore di occhi e capelli, eventuali segni particolari.