agosto 2008

a. XIV, n. 4  [80]

 

 

Sos dicios sardos. La saggezza di un popolo

di Sergio Crasta

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 AGOSTO 2008

Egr. Direttore

Spett. Redazione Piazza del Popolo

Il proverbio in Sardegna affonda le sue radici in tempi molto antichi. Essi sono rimasti sempre vivi e inalterati nel tempo grazie al rispetto che si è avuto per loro. Secondo qualche studioso i più diffusi e numerosi, ancor oggi, si sentono nel Logudoro dove la lingua rustico Romana è più diffusa. Ovviamente molti di questi sono comuni in altre zone, come nel Campidano, ed in particolare in Gallura. Recentemente mi è capitato di leggere un bellissimo libro di Giovanni Spano, edito da Brancato che contiene una raccolta di proverbi Sardi, dove oltre a quelli più diffusi e a noi più noti, ne riporta altri, meno conosciuti, ma che esprimono ugualmente la saggezza del popolo sardo. Permettetemi di segnalare agli appassionati de Sos Dicios Sardos alcuni di questi.


Abba: Acqua. Abba currente non frazigat bentre. Acqua che scorre non infracida la pancia. Per significare che l'acqua, purché non sia stagnante, è sempre buona.

S'abba ogni cosa nd'andat, foras su macchine. L'acqua lava ogni cosa, cioè ogni macchia, salvo la pazzia.

Abba serena curret piena. Acqua serena corre il fiume.

Ainu: Asino. Si torras su calche a s'ainu dolet plus a tie. Se restituisci il calcio all'asino, duole più a te.

S'ainu famidu, no time’ fuste. L'asino affamato non teme il bastone.

Sos bestires, component finzas s'ainu. I vestiti fanno ben figurare anche l'asino. Dicesi di un ignorante ben vestito.

Amigu: Amico. Bonu est s'amigu, bonu est su parente, ma iscura sa domo inue no b'hat niente. Cioè, non si deve né sperare né aspettare niente da nessuno.

Andare. Cal'anda si licca, e ca s'ista si sicca (Gall.). Per ottenere quello che di cui si ha necessità, l'interessato si prende più cura.

Animale. Dai sa die de Santu Mattiu, ogni animale torrat biu. Dal giorno di San Mattia ogni animale ritorna vivo.

Avaru: Avaro. S'avaru faghet sa limusina a s'ora de sa morte. L'avaro fa l'elemosina solo prima di morire.

Barba. Sos chi ti toccant sa barba ti querent narrere corrudu. Toccarti la barba, è lo stesso che dirti cornuto.

Bastone. Bestidu, su bastone paret unu barone. Vestito, il bastone sembra un barone. Dicesi di una persona che in apparenza vuole dimostrare più di quanto veramente vale.

Bene. Ammettiti a beni ch'a la casa veni (Gall.). Attieniti ai fatti, che riuscirai a farti la casa, oppure Mettiti in testa di diventar grande e ci riuscirai.

Bennarzu: Gennaio. Dai inoghe a bennarzu,né anzone ne arzu, dai bennarzu in cuda ia, frittu famine e carestia. Di qui a gennaio ne agnello e ne ghiaccio, da gennaio in su, freddo, fame e carestia.

Bentre: Ventre. Mezzus a mia bentre, chi non a meu parente. Meglio al mio ventre che al mio parente. Il modo di pensare di una persona egoista, oppure di chi non vuoi fare del bene.

Bestire: Veste, Vestire. Ca di l'anzenu si vesti, prestu si ni spodda (Gall.). Chi dell'altrui si veste, presto si spoglia.

Bettare: Gettare. Qui pagu bettat, pagu isettat. Chi semina poco, aspetti poco.

Bezzu: Vecchio. Su bezzu, o morit de guta, o morit de rutta. Il vecchio o muore di gotta, o di caduta.

Biadu: Beato. Niune si nerzat biadu, finas qui siat interradu. Nessuno si dica beato sino che sia seppellito.

Bidere: Vedere. Bidere et non toccare, faghet pianghere et suspirare. Vedere e non toccare fa piangere e sospirare.

Binu: Vino. Su inu est bonu a biere, ma nde faghet a riere. Il vino è buono da bere, ma fa anche ridere.

Binza: Vigna. Domo facta et binza posta, mai si pagat cantu costat. Casa fatta e vigna piantata mai si paga quanto costa.

Boe: Bue. A passu passu e pianu, ti hap'a sighire che boe, e si no poto sighire hoe, t'hap a sighire manzanu. A passo passo e pianino come il bue vi seguirò e, se non vi raggiungo oggi, sarà domani. Riferito alla perseveranza e assiduita al lavoro.

Boghe: Voce. Se più li boci che non li noci. (Gall.). Sono più le voci delle noci. Quando si esagera in qualcosa dove vi è più rumore che sostanza.

Caddu: Cavallo. Caddu e pobidda leadila in bidda, et si ses a manera leala in carrera. Cavallo e padrona di casa (moglie) prendila nello stesso villagio, e possibilmente che abiti nella stessa strada. Perché così conosce si conoscono i vizi e le virtù.

Cane. A cane bonu, non faltat padronu, et a qui hat pane non li faltat cane. Se il cane è bravo ha di sicuro un padrone, e chi ha il pane non gli manca un cane.

Cantare. Ci bolit un' annu a ddu fai cantai e dexi annus a ddu fai xittiri. Ci vuole un anno per farlo cantare, e dieci per farlo tacere. Dicesi ad uno quando, invitato a dire o fare una cosa, diventa schizzinoso, e poi diventa molesto (Ilvilidu)

Chelu: Cielo. Non ruspies a su chelu, qua ti que ruet in bucca. Non sputare al cielo, che ti ricade in bocca. Vale per non far dispetti a nessuno.

Cumandare: Comandare. Su cumandare est in calada. Et su tribagliare in pigada. Comandare è in discesa, lavorare è in salita. Per comandare ci vuole poco, ma per eseguire un lavoro ci vuole tempo e fatica.

Cura: Attenzione. Dai sa paga cura nde falat sa cobertura. Dalla poca attenzione casca il tetto Depidore: Debitore. Non morzat depidore, qui depidu non morit mai. Non morire debitore, perché il debito non muore mai.

Deus: Dio. Chando Deus non bolet, sos santos pagu podent. Quando Dio non vuole, i Santi poco possono.

Diaulu: Diavolo. Mandiga paternoster e cagat dialulos. Mangia paternoster e caca diavoli. Dicesi ad uno che sembra un santo, ma nei fatti è un malvagio.

Diciu: Proverbio. Su diciu fit un nomine bonu, tottu su qui narait s'avverada! Il proverbio era un buon uomo, tutto quello che diceva si verificava.

Dispretiare: Disprezzare. Chini si dispreziat, s'appreziat. Chi si disprezza cioè si fa umile e modesto, viene apprezzato dagli altri.

Farina: Farina. Farina cola cola, de su chi timias non ti colas. Come si separa la farina, così non si è potuto evitare quello che era un brutto presentimento o una disgrazia.

Femina: Donna. Ne femina in festa, ne s'omine in ballu. Non guardare la donna in festa ne uomo nel ballo.Vale a dire che per fare casa e famiglia bisogna avere altre qualità.

Homine: Uomo. Si a vinti no est galanu, si a trinta no hada iscenzia, si a baranta no hada prudenzia, e a chimbanta no est devotu, cherede narrere chi est peldidu in tottu. L'uomo, che a 20 anni non è galante, a 30 non ha scienza, a 40 prudenza e a cinquanta non è devoto, è perduto del tutto, non c'è più rimedio.

Istuturrada: Schiaffo. A s'istuturrada s'istoccada. Dallo schiaffo si passa subito alla coltellata. Per rilevare quanto dispiaccia specialmente nella cultura sarda ricevere uno schiaffo.

Limba: Lingua. Sa limba no hada ossu, ma seghada s'ossu. La lingua non ha osso ma rompe l’osso. Dicesi di uno che parla male e offende una persona. (Limbudu, Limbimalu).

Linna: Legna. Sa linna de su monte, brujada su monte. La legna della montagna, brucia la stessa montagna. Quando succedono malumori e litigi in famiglia causati dagli stessi.

Malu: Male. Da mali a peggiu, non v'ha irrimegghiu. (Gall.). Dal male al peggio, non vi è rimedio.

Maridu: Marito. Maridu iscosidu, muzzere istruddada. Marito cencioso, moglie senza abilità. Senza cura e poltrona. (Fatta e dassada).

Mazzone: Volpe. In domo leone, et fora mazzone. In casa leone e fuori volpe. Dicesi a quelli uomini che in casa sono insopportabili con la famiglia e gioviali con gli estranei.

Paraula: Parola. De paraulas tuas, de chentu nhe balent duas. Della tue parole di cento ne valgono due. Dicesi ad una persona che non adempie alle promesse o di un chiaccherone.

Patire. Chie no patit, no cumpatit. Ci non soffre, non sa compatire.

Pessighe: Pesca. Candu li persichi so cotti, tant'è la dì coment'è la notti. Quando le pesche sono mature, vuoi dire che il giorno è uguale alla notte. Proverbio degli agricoltori sassaresi nel periodo degli equinozi.

Pedighinu: Pensiero. Chi non hat pedighinu, est homine meschinu. Chi non ha pensieri è un uomo misero. Perché o è povero o non può guadagnare.

Poveresa: Povertà. Lu pobaru mai a bè, sempri tristu ed affìgiddu, quandu pensa alza un didu, setti palmi a fondu z'è. Il povero mai ha bene, sempre tristo e afflitto, e quando pensa di alzare un dito, è in fondo di sette palmi. Proverbio sassarese che ripetevano gli infelici, sperando invano di innalzarsi dalla miseria.