agosto 2008

a. XIV, n. 4  [80]

 

 

ARKITEKTURAE 2008

di Giuseppe Sini

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 AGOSTO 2008

La ventunesima edizione del festival internazione Time in jazz si è conclusa ancora una volta con un successo senza precedenti. Entusiasmo da parte della critica, partecipazione di pubblico, soddisfazione degli organizzatori, degli sponsor, degli esercenti pubblici e in definitiva della comunità locale che collabora attivamente alla riuscita della manifestazione.

Il tema, dedicato quest’anno all’architettura degli spazi e dei suoni, costituisce come sempre un canovaccio sul quale innervare musica, cultura, arte, cinema, danza. Architetture sonore incastonate nelle stupende chiesette, nei radiosi scenari naturali, negli antichi santuari e nello splendido apparato scenico della piazza del popolo berchiddese.

La scelta dell’argomento la spiega come sempre Paolo Fresu, ideatore, organizzatore e curatore del complesso ordito della manifestazione nella prefazione della rivista The Times. “Se esiste un pensiero di architettura collettiva capace di costruzioni immense e invisibili tese verso il cielo – afferma Paolo – di certo Time in Jazz è una di queste. Perché in venti anni ha costruito solo con rena di fiume e con argilla disegnando la stravagante forma di un palazzo dalle cento stanze fatte di altrettante porte che mettono in comunicazione ampi spazi creativi”.

La creatività, l’inventiva, l’originalità, l’innovazione costituiscono i principali ingredienti di un appuntamento sempre aggiornato, pur nella continuità della formula e nella diversità e varietà dei diversi spettacoli. Programma ricco che allunga i tempi della permanenza in Sardegna dei tanti ospiti provenienti da fuori.

Il calendario di quest’anno, infatti, si è infittito per la programmazione di concerti in località un tempo escluse; ai classici appuntamenti berchiddesi occorre aggiungere, infatti, la programmazione di esibizioni a Olbia, Ozieri, Tempio, Oschiri, Monti, Pattada, Luras e da quest’anno con un epilogo di due giorni a Sassari. Anche gli artisti sono stati all’altezza delle edizioni precedenti. Steve Coleman, Uri Caine, Don Byron, Ornella Vanoni, Ernst Reijseger, Giovanni Collima, Larissa Groeneveld, Gavino Murgia, Paola Turci, Giorgio Rossi, Quartetto Alborada, Mark Feldman, Silvie Courvoisier, Chris Speed, Jim Black, Funk Off sono alcuni dei più rappresentativi tra gli oltre cento musicisti che hanno contribuito ad accendere gli entusiasmi dei numerosi spettatori.

Un appuntamento speciale è stato quello organizzato presso la casa di riposo nel quale è stata protagonista la banda musicale berchiddese diretta da Antonio Meloni con ospite d’eccezione Paolo Fresu. Brani di Louis Armstrong, Miles Davis, Ennio Morricone, dello stesso Paolo e di Antonio Meloni tra gli altri hanno inorgoglito i numerosissimi berchiddesi presenti.

Ancora una volta il nostro paese è stato al centro dell'attenzione delle principali testate giornalistiche e radiotelevisive regionali e nazionali che hanno sottolineato nei servizi la validità e la significatività dei diversi appuntamenti.

I numeri sempre crescenti offrono la misura di quanto questa kermesse sia maturata nel tempo: oltre cento i musicisti, più di 20 i giornalisti accreditati, 18 gli eventi espositivi del Progetto Arti Visive presentati nei diversi angoli del paese e sapientemente curati da Antonello Fresu e Giannella Demuro; le esposizioni, giunte quest’anno al dodicesimo appuntamento, raccolgono opere, progetti grafici, video, rappresentazioni di una sessantina di artisti. A tutto questo si aggiungono circa cento persone (una sessantina i berchiddesi) che a vario titolo si occupano di accompagnare i musicisti, di sistemare i numerosissimi ospiti negli alberghi, nelle case private, nei campeggi, nei bed & breakfast. Un’organizzazione ormai collaudata da precedenti esperienze, alcune delle quali non sempre all’altezza delle situazioni, è riuscita ad assicurare a tutti ospitalità, accoglienza e ha risolto non pochi problemi logistici.

Un’osservazione si impone anche sul pubblico che ogni anno si rinnova mantenendo inalterato lo zoccolo duro di numerosissimi spettatori presenti a quasi tutte le edizioni. Si registra un processo di “fidelizzazione” che si rinnova e ogni anno raccoglie nuovi seguaci. Occorre prenotare per tempo per non correre il rischio di restare senza biglietto ed accontentarsi, come succede ai meno previdenti, di ascoltare il concerto aldilà delle transenne.

Le serate in piazza, nelle chiese, negli angoli più suggestivi del Limbara e di Monte Acuto si distinguono per l’attenzione, la compostezza, la concentrazione e in definitiva la passione dei presenti. Difficilmente si sente tra i 1200 presenti lo squillo di un cellulare e i concerti sono interrotti solamente al termine della performance dell’artista da applausi e da esclamazioni di approvazione e di consenso.

Colpisce l’attenzione con la quale i presenti seguono le esibizioni di Paolo; gli applausi e le ovazioni e gli entusiasmi maggiori vengono tributati ai suoi virtuosismi sonori. Si registra una crescente immedesimazione da parte dei fans con l’artista che fa vivere momenti unici, irripetibili contrassegnati da una sottile magia. E d’altro canto il suo strumento è sempre presente per assoli, per sottofondi, per accompagnare le esibizioni di altri artisti o come quest’anno per supplire la defezione all’ultimo momento di un suo collega. La fatica è tanta, ma ci sarà tempo per riposarsi. Poi si riprenderà con i concerti, con le scuole di musica, con le collaborazioni con artisti sempre diversi, con la produzione di musiche e, dulcis in fundo, con la programmazione della prossima edizione che, siamo sicuri, costituirà per tutti i partecipanti un’esperienza irripetibile.