aprile 2008

a. XIV, n. 2  [78]

 

 

Pugni chiusi. Rabbia o slogan?

 

di Pietro Meloni

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 APRILE 2008

Una lezione.

L’esito della recente consultazione elettorale ha sfornato un risultato apocalittico per le forze dell’ormai defunto Centro-Sinistra, una situazione determinata non tanto dalla ventata di nuove idee che soffia dalla parte opposta, bensì dal fallimento ideologico e di innovazione di chi, della realtà, non ha capito proprio nulla.

Quel che ha sentenziato la democrazia, pone sul banco degli imputati della sconfitta e li condanna senza appello, nell’ordine, il neo-costituito PD catto-veltroniano, la Sinistra radicale e diversi milioni di Italiani che, nei prossimi anni, se chi ha vinto reggerà, vedranno la propria situazione socio-economica peggiorare notevolmente. Se peggio di così può andare.

Iniziamo da Veltroni. L’appassionato di cinematografia e comunicatore già Sindaco di Roma, ormai più imbonitore che politico, si è scavato la fossa da solo. Che avrebbe perso, credo, non era in discussione. Ma non in questi termini. Che avrebbe costituito l’unica possibilità di “voto utile” nell’area anti-berlusconiana era altrettanto chiaro. Il suo fallimento, a ben vedere, è invece determinato dall’aver cercato di dare vita ad un partito moderato, catto-riformista (o catto-liberale?), escludendo l’elettorato storicamente di Sinistra e le idee fondanti della stessa. Certamente, nelle intenzioni del buon Veltroni, i moderati catto-riformisti, ben più ex-democristiani o ex-diessini che rappresentanti della Sinistra, costituivano una possibilità di vittoria più concreta. Al contrario, il suo tentativo di abbandonare il palcoscenico “rosso” per quello centrista si è rivelato un misero fallimento. L’Italia moderata ha votato per lo più PDL (alla faccia dei moderati) e, in parte, senza arrivare alla doppia cifra, l’UDC di Casini, che più che attrarre l’elettorato del Centro-Destra, ha, per l’appunto, eroso parte del consenso che Veltroni cercava per sé.

Detto questo, occorre spiegare perché, comunque, il PD ha ottenuto un risultato comunque oltre il 35%.

E’ chiaro. Il voto a Veltroni non è stato il voto alla nuova formazione politica, al “si può fare”. E’ stato invece il cosiddetto voto utile. Il timore dell’affermazione Berlusconiana (sì, Berlusconiana e non del Centro-Destra, considerata la forte connotazione personalistica dello schieramento vincente), ha portato gli oppositori, quelli che dicono “tutti, ma non Berlusconi” a rinunciare, in molti casi, alle proprie idee in termini di società, politica ed economia a favore dell’unico antagonista accreditato per il Governo del Paese.

Ecco quindi che, se vogliamo riassumere, si è verificato un travaso di voti ad effetto domino verso destra. I moderati ai quali puntava Veltroni hanno scelto Casini e, in parte, il PDL; la Sinistra radicale si è spostata verso un voto di protesta (nelle grandi periferie del nord pare anche verso la Lega Nord), si è semplicemente astenuta (bontà loro) oppure si è turata il naso e ha posto la croce sul PD. Non per convinzione nel programma né nelle persone, ma solo per salire sul carro dell’unico reale antagonista. Un carro che ha perso le ruote nella sua corsa, non per il troppo peso di chi trasportava, ma ha causa della loro fragilità.

Passiamo ora alla Sinistra radicale, autodefinitasi Sinistra Arcobaleno. Pacifista (non risulta che difendere i deboli significhi essere allo stesso tempo pacifisti, anzi, spesso è giusto “lottare” a loro difesa, o no?), ecologista (ha senso rinunciare al nucleare quando abbiamo centrali di questo tipo ai confini con altri Stati?) e chi più ne ha più ne metta. Cari compagni, vien da dire, il mondo è cambiato. E quando cambiano le circostanze, cambiano i problemi. Le idee restano, ma devono essere adattate alla situazione contingente. Un incontestato filosofo della politica come Norberto Bobbio, a suo tempo, offrì una definizione dell’antinomia Sinistra-Destra. Secondo la sua visione, tutto si fonda sul concetto di disuguaglianza. Per la Sinistra, a parere di Bobbio, essa deve essere appianata attraverso scelte politiche, come un male da curare. Per la Destra, invece, sostiene il politologo, la disuguaglianza è un fenomeno patologico, insito nella società e perciò da considerare come tale. Più come un bene che come un male, aggiungo. Si tratta della classica visione che include Sinistra riformista e Destra liberale.

Ma, cari compagni, dov’è la disuguaglianza? Ci si è accorti che la rivoluzione industriale avviata alla fine del Settecento e compiutasi nel corso del secolo successivo per poi proiettarsi verso orizzonti sconfinati nel Novecento, appartiene al passato? Cari compagni, la lotta di classe è superata. Quando Marx scrisse, dando vita alla corrente di pensiero più incompresa e travisata della storia, gli “ultimi” erano gli operai. Quelli delle miniere che morivano come mosche. Quelli delle fabbriche che lavoravano come macchine senza alcuna tutela, senza alcun riconoscimento. Erano gli “ultimi” e rappresentavano la disuguaglianza più triste e indegna del momento storico di riferimento.

Cari compagni, chi sono gli “ultimi” oggi? Sono forse gli operai? Gli operai che sbavano di rabbia nei confronti degli immigrati, colpevoli di portar via il lavoro all’orgoglio italico? Sono gli operai che, comunque vada, seppur non certo consona alla loro fatica, hanno una busta paga alla fine di ogni mese? Davvero oggi gli operai sono gli “ultimi” e magari, avendo come unico interesse il proprio portafoglio, votano Lega Nord?

Cari compagni, forse avete ragione. I giovani precari, che del sistema neppure sono considerati protagonisti, non possono essere considerati “ultimi”, perché sono al di sotto degli “ultimi”. Certo, a parole li avete citati. Ma dove eravate nel precedente governo? Dove eravate quando Sindacati e Governo (di cui Voi facevate parte) hanno tutelato chi già era prossimo alla pensione, a discapito di chi tale pensione con tutta probabilità non l’avrà mai? Dove sono le stabilizzazioni dei precari di lungo corso? Dove sono le politiche a sostegno dei giovani? Dove sono le lotte contro gli speculatori che spesso evadono le tasse e determinano i rincari del costo della vita? Eravate là, a guardare. Sì, la vostra unica preoccupazione era preservare il Governo Prodi, l’anti-berlusconismo privo di proposte e lotte reali contro la disuguaglianza. E avete lasciato che fosse il primo Mastella di turno a farlo cadere, non certo a causa del programma non applicato. Fatti, non parole.

Si tratta di rifondare, ma stavolta si eviti di rifondare il Comunismo, se questo significa ritornare a idee fondate su problemi ormai sepolti e alla falce e martello. Auguri.

Infine, due parole sugli Italiani. Un celebre motto umanista (bei tempi quando l’uomo era considerato il centro dell’universo) recita “homo faber est fortunae suae” (liberamente tradotto, “ciascuno è artefice del proprio destino”). Bene, la Democrazia è questa. Se qualcuno che oggi esulta, negli anni che verranno, resterà deluso dall’operato di chi oggi ha vinto le elezioni, e mi riferisco soprattutto ai giovani, sappia il perché. Liberi artefici, nel bene e nel male. Come sopra, auguri.