febbraio 2008

a. XIV, n. 1  [77]

 

 

Salvare i "tesori di famiglia

 

Giuseppe Sini intervista il nuovo Parroco Don Salvatore Delogu

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 FEBBRAIO 2008

1. In quali parrocchie hai prestato il tuo magistero sacerdotale prima di Berchidda?

Diventato prete nel 1965, sono stato destinato dal vescovo (allora Mons.Cogoni) al Seminario Diocesano di Ozieri, come insegnante di lettere e di musica e alla parrocchia di Nughedu S.Nicolò come viceparroco festivo. Nel dicembre 1968 venivo nominato parroco di Chilivani come sede provvisoria, dove poi rimanevo per circa trent'anni. S'intende che il servizio alla frazione di Ozieri veniva accompagnato da altre incombenze come la direzione del settimanale diocesano "La voce del Logudoro" per sette-otto anni. Con l'arrivo del vescovo Sanguinetti nel 1998 assieme alla nomina di "vicario per la pastorale" venivo inviato alla parrocchia di Tula. Dopo nove anni esatti, secondo il decreto vescovile, Mons. Pintor mi ha spostato alla comunità di Berchidda.

2. Con quale stato d'animo hai accolto la notizia della tua nuova sede di servizio pastorale?

Veramente la ventata di nomine operata dall'attuale vescovo di Ozieri ha spiazzato un po' tutti: sacerdoti e fedeli. Intanto il giorno dopo la sua consacrazione episcopale (8.12.2006) mi veniva recapitata la riconferma a vicario pastorale e, secondo la prassi vigente, tale compito doveva essere abbinato al lavoro pastorale in un piccolo centro vicino ad Ozieri. Durante alcune consultazioni il vescovo chiedeva a tutti la disponibilità, che ogni prete del resto deve sempre dare. Ma in fatto di nomine io sono convinto, e l'ho ricordato a tutti i vescovi di turno, che la questione è una prerogativa esclusiva del vescovo in quanto tale, che deve decidere senza tener conto di ingerenze o pressioni di parte politica o di altri poteri similari. In quanto alla mobilità del clero, già al tempo di Mons. Cogoni ero stato incaricato, come segretario del primo consiglio presbiterale della nostra Diocesi, di fare uno studio sull'avvicendamento del clero. Il documento, ricordo, aveva suscitato consensi tra i preti giovani e qualche dissenso tra quelli attempati. Ma l'intento " missionario" che ha animato –credo– le ultime decisioni vescovili e che doveva essere meglio spiegato alle popolazioni, ha valore su ogni altro argomento contrario. Il mio trasferimento, del resto, era già previsto nella nomina a Tula per "nove anni" che sono maturati nell'ottobre 2007. Come le nuove nomine "ad tempus" indicherebbero nella mens del superiore una maggiore mobilità dei sacerdoti per il futuro.

3. Come vedi questa nuova esperienza?

La mia esperienza più che quarantennale di prete mi ha fornito uno stato d'animo di grande serenità. Non ho mai cercato né privilegi né favori di sorta. Amo spesso ricordare e vivere il famoso verso manzoniano "vergin di servo encomio e di codardo oltraggio". Per cui se quest'ultima è una "buona" nomina, sia lodato Dio, se è "sbagliata", la responsabilità ricade su chi l'ha decisa. Dio –ne sono certo– sa correggere molto bene gli sbagli umani. Come per ogni sacerdote, anche il mio intento personale è quello di svolgere un "servizio" al popolo di Dio nel miglior modo possibile con l'aiuto del Signore.

4. Che sensazioni provi?

Considerando il lato umano, è una comunità che tu lasci con tanti volti amici, tanti problemi, tante fatiche. Ma questo è già avvenuto tante altre volte. Del resto anche la vita di ognuno è fatta di distacchi: il giovane dal mondo infantile, il vecchio dalla baldanza giovanile, lo sposato dalla vita libera di scapolo, il pensionato dal lavoro attivo. La prima sensazione è questa: conosciuta una comunità, ora bisogna ripartire da capo, sia nella conoscenza di persone e di luoghi e sia nell'impostare il lavoro. Ma l'adattabilità umana prevarrà sul disagio del primo momento.

5. Quali attività saranno riconfermate e quali saranno le novità?

Il primo periodo è adatto per prendere conoscenza di quelle che sono le risorse di un posto, per conservare tutto quello che di buono esiste. In seguito si vedrà se bisogna intraprendere percorsi diversi e alternativi. Il compito del parroco in una comunità è quello di occuparsi di varie mansioni: liturgia – catechesi – carità. Esiste un piano pastorale diocesano di azione che quest'anno ha lo slogan di educare alla fede con attenzione particolare alla "fragilità", leggi: malati, giovani e anziani. La comunità di Berchidda ha poi due centri di supporto sociale considerevoli come la Scuola Materna "Sacro Cuore" e una "Casa di Accoglienza". Tali opere mi sembra svolgano un lavoro considerevole molto apprezzato e utile, se non indispensabile, di assistenza e, nella situazione attuale, anche di risorsa lavorativa.

6. Un messaggio ai malati e ai sofferenti.

Il mondo "delicato" di malati, disabili e di sofferenti aspetta e tanto e non solo una parola quanto una vicinanza solidale e concreta. Il vangelo ogni giorno ci richiama "come il buon samaritano anche tu fa lo stesso gesto". E' il primo compito che si cerca di svolgere. E forse la gente comune non si accorge che abbiamo una quantità notevole di anziani "soli", di malati "sconosciuti", di sofferenti nel corpo e nello spirito "poco curati". Qui non basta l'azione d uno o due sacerdoti se non si organizza un "esercito" di volontari, di veri credenti in quel Dio che si è fatto per amore "piagato e colpito fino a subire la morte". Portare il messaggio evangelico e la Grazia è l'intendimento della Chiesa di oggi e di fatto si sta operando per proseguire quanto è già concretamente vivo in questa parrocchia come il primo venerdì di ogni mese, le visite a domicilio, l'interessamento e l'aiuto.

7. Quali iniziative saranno assunte a favore dei giovani?

I giovani sono un mondo considerato "lontano" dalla generazione adulta "distratto e indifferente" all'istituzione civile ed ecclesiale e quindi bisognoso di una proposta di valori umani, civili e cristiani. E' volontà comune dei vescovi di aprire degli "spazi" come il vecchio "oratorio" dove i giovani possano fraternizzare e dove si possano svolgere iniziative oltre che ludiche, culturali e formative. E' quanto si è iniziato a fare e a riprendere anche da noi con la catechesi e il gioco per i piccoli, con gli incontri formativi per gli adolescenti e i giovani abbinati al salone–giochi, uno spazio davvero provvidenziale destinato all'incontro, ma anche dove rispetto vicendevole ed educazione devono costituire la base per qualsiasi progetto futuro.

8. E quali per gli anziani?

Ho notato che molti anziani sono ben inseriti in iniziative davvero encomiabili e che rendono vivibile e simpatica una comunità, intendo parlare della Banda musicale, dei Cori polifonico e melodico parrocchiali, del servizio ambulanza ecc.

Nei primi approcci a queste belle realtà ho sentito spesso il lamento che la difficoltà di oggi consiste nell'invogliare e reperire le nuove leve. Ma questa è una crisi istituzionale e generazionale in atto che si protrae da molto tempo in quasi tutti i campi.

Al momento, più che varare progetti nuovi, converrà potenziare il buono già esistente e questo a partire dall'esempio e dalla riproposta degli adulti attivi.

9. Un messaggio per il paese.

Se c'è un messaggio base da ricordare e rilanciare in ogni campo, sia quello civile che ecclesiale, è questo: l'unione fa la forza. Coesione e unità di intenti permettono cose meravigliose. Il vangelo ce lo ricorda:"un regno disgregato porta alla fine, alla morte. "Gente" di buona volontà unitevi e farete miracoli.

10. Un giudizio sui Berchiddesi.

Il primo giudizio è presto detto: provenendo da un paese limitrofo com'è Tula e conoscendo da antica data questa comunità penso che la pacifica e laboriosa gente di Berchidda meriti di essere incoraggiata e aiutata perché riesca a mantenere gli antichi "tesori di famiglia" contro ogni imbarbarimento moderno.

Questi tesori sono: la fede, la pace familiare, la concordia sociale, il lavoro educativo verso le nuove generazioni, il sostegno generoso ai deboli e ai bisognosi, l'isolamento dei disfattisti, l'opposizione ai violenti e a quanti possono minacciare i beni ambientali e la quiete sociale.