dicembre 2006

a. XII, n. 6  [69]

 

 

Anche a Berchidda l'artigianato del coltello

 

Giuseppe Sini intervista Giuseppe Virdis

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 DICEMBRE 2006

Coltelli che sono delle vere e proprie opere d’arte.

Osserva con orgoglio misto a compiacimento le diverse serie raccolte in bacheca, in ordine di grandezza e di caratteristiche, esamina con attenzione ogni esemplare per verificare eventuali imperfezioni, ne studia le peculiarità per eseguirli senza alcun difetto, li accarezza con delicatezza nel riporli nei loro astucci, non senza averli prima ripuliti con uno straccetto. Anche il grasso delle mani può danneggiare nel tempo le lame luccicanti.

Giuseppe Virdis, 86 anni compiuti, dimostra, per la vitalità che lo contrassegna, una grande voglia di cimentarsi in un’arte che ha scoperto da grande.

“Realizzare coltelli è una passione e – allo stesso tempo – un passatempo che ho iniziato a coltivare appena andato in pensione”.

I trascorsi lavorativi dell’artigiano berchiddese sono però diversi da quelli del coltellinaio.

“Ho iniziato il mestiere di fabbro a 10 anni, appena terminato la scuola elementare, seguendo le orme di mio padre, Giovanni Battista.”

La vita di fabbro è stata dura e faticosa e nel tempo si è evoluta in quella di meccanico.

“Ho perfezionato questa professione durante i 5 anni di richiamo militare dal 1940 al 1945. Ero sottufficiale all’autocentro di Napoli e lavoravo con gli americani alla revisione, al controllo e alla riparazione dei diversi mezzi”.

Rientrato in paese, Giuseppe Virdis ha ripreso la sua attività di meccanico e di rappresentante delle moto Guzzi e Bianchi, prestigiose case motociclistiche italiane. Ma non disdegnava di riparare biciclette e tutti gli strumenti usati nelle attività agropastorali. Ciascuno di noi ricorda di aver portato nella sua officina la propria bicicletta per riparare qualche meccanismo difettoso.

“Sono stato anche operatore cinematografico abilitato, con licenza rilasciata dalla Questura di Sassari, e ho svolto questa attività per 4 anni, dal 1949 al 1954, presso il cinema Moderno di Berchidda”.

Come è nata la passione per i coltelli?

“Da piccolo avevo osservato più volte mio padre realizzarne alcuni per diletto. Li regalava agli amici e ne teneva qualcuno per sé. Mi appassionava vederlo creare lentamente un coltello utilizzando pezzi di legno e residui di acciaio”.

Come fare per raggiungere la perfezione degli artigiani pattadesi?

“Ho esaminato con attenzione i coltelli dei più bravi specialisti di Pattada e credo di aver raggiunto oggi il loro livello di eccellenza, ma allo stesso tempo ho diversificato la gamma di produzione interessando diversi tipi di legno”.

Mentre racconta esibisce una moltitudine di lame i cui manici sono stati realizzati con le diverse essenze della macchia mediterranea: ginepro, alaterno, limone, fillirea, corbezzolo, erica, lentisco, mandorlo, noce, perastro, olivastro.

“Il legno che preferisco utilizzare è l’olivastro, per le sue caratteristiche di resistenza e per la bellezza delle venature”.

Il legno rimane almeno un anno a stagionare per garantire la durata nel tempo. I coltelli più pregiati sono quelli realizzati in corno di montone; in questo caso la lavorazione è più laboriosa in quanto l’anima in acciaio viene sagomata e chiodata all’interno del manico con molta attenzione, per fare in modo che essa si inserisca perfettamente nell’alloggiamento. La fase più delicata è, però, la lavorazione della lama, che passa preliminarmente attraverso la selezione dell’acciaio da utilizzare. “I momenti della lavorazione della lama – ci spiega Giuseppe Virdis – sono quattro: la sagomatura, la forgia, la tempra e la lucidatura, e richiedono da uno a più giornate di lavoro, secondo l’accuratezza del modello realizzato. Al termine procedo all’affilatura e all’incisione con il marchio a fuoco Virdis Giuseppe Berchidda”.

Qual è il più grande motivo di orgoglio per l’abile artigiano berchiddese?

“Aver materialmente costruito tutte le macchine che utilizzo, e in particolare pulitrici, levigatrici, affilatrici, smerigliatrici, seghe circolari, spazzole rotanti, tronchesine. Sono più di 20 le macchine che ho realizzato, alcune con velocità diverse per lo stesso uso”.

Invece, il cruccio che lo accompagna è dovuto al fatto che nessuno in paese abbia pensato di raccogliere la sua eredità.

“Mi piacerebbe – conclude – che qualche giovane abbracciasse questa passione per farne una vera e propria professione. Io potrei insegnargli la tecnica e mettere a disposizione la mia esperienza”.

Prima di congedarci mi rimane la curiosità di sapere se non ritiene superiori gli artigiani pattadesi.

“Ho acquisito una tecnica nella realizzazione dei coltelli – risponde – che non ha niente da invidiare a quella degli artigiani di Pattada. Alla loro tradizione contrappongo lo studio, la pazienza, l’osservazione, la pratica, l’esperienza e soprattutto la passione di realizzare qualcosa di pregevole e che sia motivo di orgoglio per chi lo possiede”