dicembre 2006

a. XII, n. 6  [69]

 

 

La Banda bernardo De Muro [52]

 

Raimondo Dente intervista Antonello Coizza

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 DICEMBRE 2006

Mancano solo sei anni per festeggiare il centenario di esistenza della Banda. Non sono pochi. Fin dai primi anni della sua attività i Coizza sono sempre stati presenti.

Il primo fu Nia, quindi Pauleddu; quest’ultimo, seguendo una tradizione di famiglia, che voleva che si usasse sempre lo stesso strumento, il Basso in Fa, lasciò il suo al nipote Bachisio Piscera.

Oggi è la volta di Antonello Coizza, che per anni ha suonato nella Banda e che gentilmente ci racconta la sua esperienza.

 

Ho iniziato all’età di nove anni; come prima cosa ho imparato le note, e poi il solfeggio. Il maestro, a quei tempi, era tiu Bustianu Piga. Dopo aver imparato il solfeggio mi consigliò come strumento il flicorno contralto in Mi Bemolle. Anche se a me, come strumento, piaceva la tromba. Lui insistette, perché c’era bisogno di quello strumento.

Il primo esordio in banda fu per la festa di S. Sebastiano e S. Lucia, a Berchidda; avevo dieci anni e da allora iniziai…

Quando avevamo richieste andavamo per fare processioni e concerti in piazza. La mia prima uscita da Berchidda fu per la festa di Anela; suonavamo anche in tutto il Logudoro e la Gallura.

La trasferta che mi è rimasta più impressa è stata per la festa di Luogosanto; ci trattenemmo in quel paese per tre giorni consecutivi, ospitati da gente che aveva disponibilità nelle case; ci distribuimmo due o tre persone per casa. Eravamo benvoluti da tutti perché, oltre a fare il servizio bandistico, si suonava nei bar e per le vie del paese, per divertimento. La gente ci offriva da bere e da mangiare, soprattutto dolci tipici del paese.

Al rientro a Berchidda tutti i miei coetanei ed amici del paese, interessati a sentire raccontare la mia esperienza, volevano sapere e ascoltavano con molto interesse. Mi chiedevano come avevo fatto a suonare in banda, ed io rispondevo ripercorrendo la trafila che avevo fatto per poter entrare nel gruppo.

Alcuni si fecero avanti e andarono a parlare col maestro, tiu Biustianu, uomo di grande pazienza, soprattutto con i giovani, per sapere cosa si doveva fare per imparare la musica. Qualcuno, però, non aveva costanza e interesse, anche se pretendeva che gli venisse affidato subito uno strumento; ma tiu Bustianu diceva loro che prima di suonare uno strumento era indispensabile conoscere bene la teoria.

Devo dire che per me suonare in banda è stata un’esperienza bellissima e, allo stesso tempo, ricca di molte soddisfazioni.

La mia passione l’ho trasmessa anche a mio figlio Giorgio, anche se non suona il mio strumento, ma la chitarra, che fin da piccolo sognava di suonare.

Per quanto riguarda i ragazzi, vorrei dare alcuni consigli: devono dedicare un ritaglio del loro tempo alla musica e scoprire quanto può essere bello e ricco di soddisfazioni suonare uno strumento.

Auguro a tutti, con un po’ di pazienza e facendo qualche sacrificio, di far parte della banda. Berchidda deve essere orgogliosa di avere da tantissimi anni un corpo bandistico veramente sempre ben voluto, non solo in paese, ma anche nel circondario.