dicembre 2006

a. XII, n. 6  [69]

 

 

La dissoluzione della Jugoslavia

Una guerra partita da lontano [4]

di Roberto Modde

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 DICEMBRE 2006

(1), piazza del popolo, a. XII, n. 3 (66)

 

(2), piazza del popolo, a. XII, n. 4 (67)

 

(3), piazza del popolo, a. XII, n. 5 (68)

 

Biblioteca

All’inizio si chiamava Biblioteca Municipale, poi Biblioteca Nazionale ed infine Biblioteca Universitaria.

Il monumentale palazzo municipale fu costruito nel 1896, durante la monarchia Austro-Ungarica e fu opera dell’architetto Viteka. L’architettura appartiene allo stile pseudo-Moorish con tanti elementi decorativi sulla facciata, nella sala centrale, sulle scale e nella sala cerimoniale. Nel 1945 da tanti era considerato uno dei più bei palazzi di Sarajevo, e fu trasformato in Biblioteca Nazionale con più di un milione di libri e un grande numero di giornali stranieri, nazionali e collane di libri rarissimi, Il 25 agosto 1992, fu bombardato dal monte Trebevic e da altri monti intorno sotto l’ordine di Radovan Karadzic, serbo montenegrino che aveva studiato a Sarajevo ed era diventato un dottore in psichiatria. Dopo le 50 granate il palazzo iniziava a bruciare. Il fuoco incontrollato distruggeva tutta la struttura includendo la maggior parte dei libri, I cittadini si ricordano di questo giorno come il giorno quando i libri ridotti in cenere, volavano per la città, Il palazzo municipale distrutto, simbolo di assedio della città e delle barbarie dei Serbi, divenne il posto dove si organizzavano vari concerti e mostre artistiche di artisti locali e stranieri.

 

Il bagno Turco

E’ di dimensioni impressionanti è di un’armonia perfetta. E’ un attestato dei culti di acqua e pulizia. Negli ultimi tempi è stato utilizzato come ristorante e Casino’.

 

I mercati

Durante il tempo dell’assedio tutti mercati della città erano aperti. Si poteva comprare ogni tipo di cibo mangiabile e meno mangiabile e vari tipi di te. Si vendevano e scambiavano aiuti umanitari come ad esempio l’uovo di Truman (uovo in polvere che faceva parte della riserva della seconda guerra mondiale), sigarette ecc.. I mercati erano obiettivi preferiti dai Serbi e molti civili furono uccisi o feriti in questi posti. A Sarajevo non esisteva un mercato in cui non è stato visto un massacro. Eppure i mercati erano gli unici posti dove i cittadini potevano acquistare il cibo. Nella tarda estate del 1995, alcuni percorsi stradali più nascosti sono diventati mercati. Il mercato nella Via Mula Mustafa Baseskije è diventato tristemente noto a causa dell’impatto di una granata da mortaio il 27 maggio 1995 alle ore 16.00. Nell’occasione furono uccise 68 persone. Proprio quest’evento ha causato l’intervento della comunità internazionale. Oggi invece esistono diverse versioni di quest’evento. Alcuni danno la responsabilità ai Serbi e altri affermano che i Musulmani hanno compiuto un atto contro se stessi.

 

I parchi

Nel 1992 e 1993 il prezzo della legna a Sarajevo era di 350 DM (400.000 £) al metro cubo. I parchi servivano ai cittadini come posti dove prendevano la legna. La legna proveniente dai parchi si poteva acquistare ai mercati ben tagliata e sistemata in appositi sacchi. Il prezzo variava in base alle previsioni meteorologiche. Le panchine dei parchi finivano nei forni di casa costruiti a mano, I parchi apparirono a Sarajevo molto tardi, durante la monarchia Austro Ungarica, poiché esistevano talmente tante aree verdi in città da non sentirne il bisogno. I primi parchi furono ricavati da vecchi cimiteri Musulmani.

 

Palazzo Presidenziale

Il palazzo era situato nel centro della città. Fu costruito nel 1885 in stile neorinascimentale sul modello dei castelli di Firenze del XV secolo. Il Palazzo Presidenziale rappresentava un obiettivo importante e molte persone sono state uccise o ferite intorno ad esso. Il Consiglio presidenziale è rimasto dentro il palazzo durante tutta la guerra e i politici esteri e le varie delegazioni erano benvenute poichè le loro visite per la città significavano l’interruzione temporanea dei bombardamenti sulla città.

 

OHR (Office High Representative)

Essi si occupano di tutto ciò che riguarda i diritti umani.

 

Le 100 rose di Sarajevo

Nel centro della città sono stati scelti 100 segni d’impatti di granate. Questi segni sono stati colorati in rosso. Assomigliano ad una goccia d’acqua caduta sulla terra e sono chiamate le “Rose”. Le rose segnano i posti dove la gente è stata uccisa dalle granate e rappresentano il simbolo delle innumerevoli granate lanciate sulla città.

 

Gli ospedali

Nell’estate del 1992 il polo ospedaliero fu colpito da circa 2000 granate. Nella maggior parte dei casi le vittime erano pazienti. La clinica Kosevo ebbe lo stesso destino. Le sale operatorie e quelle di rianimazione erano i primi obiettivi. Le granate usate per colpire gli ospedali erano granate incamiciate che al momento dell’impatto erano in grado di attraversare diverse pareti. Spesso i pazienti venivano evacuati, i chirurgi operavano senza energia elettrica a lume di candela e usavano l’acqua delle taniche. Giornalmente erano ricoverati più di 100 pazienti.

 

Lo stadio

I due stadi di calcio, uno appartenente alla squadra “Zeljeznicar” è rimasto nel territorio occupato nel quartiere di Grbavica, mentre l’altro, chiamato Kosevo, usato dalla squadra del ‘Sarajevo”, si trovava nella città assediata. In questo stadio fu svolta l’inaugurazione dei Giochi Olimpici Invernali nel 1984. lI suo campo secondario e’ diventato un grande cimitero.

Nel marzo 1994 lo stadio era utilizzato per la promozione della pace in città. Ci fu una partita di calcio fra la squadra “Sarajevo” e la squadra di Unprofor il cui comandante era il generale Michael Rose. La squadra di Unprofor perse la partita con una differenza di tanti gol.

 

L’ospedale per la maternità

E’ situato sulla collina chiamata Kosevo nel punto in cui si ha la vista del cimitero denominato Bare. Si trovava sulla prima linea del fronte ed era colpito senza pietà compiendo il terribile atto di rendere i neonati vittime di aggressione. Dopo uno di questi massacri l’ospedale e’ stato traslocato nella clinica di Kosevo dove però i neonati rimanevano ugualmente vittime delle granate. Nonostante tutto le radio locali ogni mattina informavano la cittadinanza di quante nascite erano avvenute.