dicembre 2006

a. XII, n. 6  [69]

 

 

Buon Natale... ma a chi?

 

di Gian Matteo Serra

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 DICEMBRE 2006

Buon Natale… ma a chi?

Chi vorrei leggesse queste righe? Sono ormai diversi anni lontano da Berchidda, e ogni volta che rientro per le vacanze molti volti mi sembrano sconosciuti, soprattutto quelli di chi ricordavo bambini e ormai son diventati giovani e robusti.

Rimango impressionato quando passo in piazza e vedo, lungo il muraglione, giovani che aspettano, divertiti (più o meno), in attesa del prossimo che si fermerà col motorino; magari caricheranno qualcuno o qualcuna dietro, partiranno e ripasseranno dopo qualche minuto. A loro vorrei chiedere, se ne avessi il coraggio: “mi portate a fare un giro”?

Molti neanche li conosco, forse conoscono me, non so, so solo che mi piacerebbe fermarmi, stare con loro! Il mio sogno sarebbe sentirmi dire: “ti porto sulla mia moto”, sarebbe una gran bella sorpresa! E ci andrei, magari chiedendo solo di andare piano: risparmierebbero qualche bestemmia da chi cerca di guardare la televisione seduto su un divano e borbotta infastidito per il rumore delle “(s)marmitte”!

Forse oggi chiederei loro: ”Il Natale, per te, cos’è? Aiutami a capire?”

Non so chi leggerà queste righe, così apro semplicemente il cuore… e parlo!

Cosa significa per me oggi provare a credere che questo bambino che siamo abituati a vedere in una grotta sia realmente Dio? Cosa mi insegna? Su cosa mi fa riflettere? Soprattutto, cosa me ne faccio?

Potete anche dirmi che è un discorso che non vi interessa, parole perse fra le nuvole, piene di angeli che cantano, parole che non toccano minimamente la vostra vita… eppure la mia la stanno lentamente, radicalmente cambiando e... cambiando in meglio!

Natale per me, oggi, significa scoprire di essere importante per qualcuno! A questo qualcuno do un nome: Dio! Con la grotta di Betlemme è come se Lui stesso dicesse ad ognuno di noi: “Oggi inizio a vivere una vita piena! Potrai capirne il segreto se scruterai il mio modo di amare. Mi faccio uomo come te perché tu sei importante per me”!

Abbiamo mai desiderato essere importanti per qualcuno? Nei momenti di maggiore tristezza e solitudine chi non ha mai desiderato di sentirsi amato, capito, ascoltato, o semplicemente… avvicinato?! Certo, occorre coraggio per dirlo!

 

Ogni sabato vado, con alcuni confratelli, in una comunità di recupero per ex carcerati (o che scontano lì gli arresti domiciliari), per la maggior parte ex tossici e qualche alcolista. Parlo di persone che nella loro vita portano ferite pesanti, e che di altrettanto pesanti ne hanno inflitte ad altri e, a volte, si legge nei loro volti la difficoltà di perdonarsi! Uno mi ha detto: “porto nel cuore, come una croce, l’istinto tremendo di continuare a fare rapine, avere tanti soldi e spenderli per divertirmi; oggi sono libero, e non so quanto riuscirò a stare in questa comunità, vorrei andarmene dopo le feste”. Immaginiamo cosa possa significare sentire come una croce l’istinto del fare il male come parte di se stessi e il non riuscire a vedere alternativa, come se fosse una condanna molto più pesante del carcere?

Le sue parole mi hanno fatto capire cosa può essere per me in concreto il Natale: stare con lui, camminare accanto a lui, credere per lui che un’alternativa alla sua croce c’è, anche se sembra impossibile; provare a convincerlo a rimanere un altro po’ in comunità per darsi un’opportunità, perché non so per quale mistero, ma per me lui è importante.

 

E’ strano, ma azzardo a poter dire che è come se Dio scegliesse noi per farci sentire la sua vicinanza. Come se in noi ci fosse la capacità di far provare a qualcun altro di essere importante per quello che è, accogliendolo senza giudicarlo!

Non è solo la risposta scontata all’essere più buoni perché è Natale, ma la sensazione che tutti abbiamo necessità di essere un pochino più sereni e la certezza che possiamo reciprocamente aiutarci. La mia poca serenità posso condividerla con chi ne ha ancora meno, quasi donando forze che non ho! A quante madri potremmo chiedere “dove hai trovato la forza per non disperarti e stare vicino ad un figlio che vedi soffrire… o distruggersi da solo”? Difficilmente saprebbero risponderci! E vi assicuro che ho in mente volti ben definiti anche fra le nostre case!

Un Dio che si fa bambino significa un Dio che decide di stare con noi – in ciascuno di noi – per noi!

Che si creda o meno, si può usare la stessa idea di Dio del Natale: stare con l’altro perché stia un pochino meglio; e forse ritroveremo qualcuno accanto a noi perché noi stessi possiamo star meglio!

L’altro ha tante facce. Potrei fare una lista di situazioni che urlano contro il Natale e che, per via di una coscienza ubriaca, è difficile riconoscere. Ci sono persone alle quali neghiamo anche solo il pensiero di poter perdonare. Riuscire a farlo è già troppo, ed è un dono! E questi muri, a volte, sono più imponenti e crudeli quando si innalzano all’interno delle famiglie. Forse dovremmo ri-imparare ad abbracciarci, a perdonarci, ad accettarci come bisognosi uno dell’altro, attenti alle necessità, e molto più spesso alle lacrime, ai silenzi, alle urla soffocate dell’altro. Sono certo che, a far finta di essere sordi, in fondo, si perde sempre!

Molti, fra le persone che conosciamo, trascorreranno il Natale da soli: non fare nulla per star loro vicini è una grossa opportunità persa perché anche questo Natale non trascorra anonimo!

La cosa più preziosa che possiamo donare, a volte, è semplicemente il nostro tempo. Non ci sono scuse di età, è una legge che vale per il giovane (quanti nonni soli!) così per l’adulto e l’anziano; ognuno sa quello che può fare e un domani, forse, può raccontare anche cosa ha ricevuto.

Ogni volta che rientro a casa dai miei sabati nella comunità di recupero non so mai cosa ho dato e cosa ho ricevuto! Mi avvolge sempre un senso di silenzio, sento persino voglia di piangere. Allora credo che quello che il cuore ha avuto sia molto più di quello che ha provato a dare!

In quest’anno in cui inizio a sperimentare dall’interno l’esser frate domenicano, mi sembra di rendermi maggiormente conto di quanto abbiamo bisogno di un po’ di pace, riposo, gioia. Tanti che mi si avvicinano, anche semplicemente perché porto un abito bianco addosso, non sembrano cercare altro.

L’essere persuaso di volere spendere la vita per “stare con…” semplicemente, camminando insieme e aiutandoci a trovare la verità che abita in noi stessi – questa sete di serenità che ci impregna – mi fa riscoprire ancora più fragile e disarmato, ma vi assicuro, molto felice! E’ questa gioia che voglio condividere con voi per Natale, immaginandomi accanto a chi vorrebbe qualcuno vicino con cui sentirsi meno solo!

 

Di cuore, buon Natale!