agosto 2006

a. XII, n. 4  [67]

 

 

Pensieri di un animalista

di Antonio Grixoni

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 AGOSTO 2006

Cara Piazza del Popolo

Non avendo mezzi e spazio sufficienti a cui rivolgermi, eccomi a te per un problema che mi gela il cuore soprattutto quando arriva l’estate, periodo di vacanze ma anche periodo malvagio e terroroso per i tanti cani e gatti abbandonati e buttati sulle strade dai loro padroni che un’ora prima li coccolavano e li sfamavano.

Povere bestiole, condannate senza nessuna colpa ad un’infame destino. Credetemi, mi fanno raccapriccio queste persone che si sbarazzano con fare incivile, crudele e odioso dei loro amici a quattro zampe e poi, come se niente fosse, alla domenica vanno a messa e ai funerali.

Ma, Dio mio, con che faccia ci vanno? Per conto mio, chi abbandona o maltratta gli animali è veramente un poco di buono che meriterebbe, oltre alla galera, l’espulsione dai sacramenti.

Ognuno sappia che detti animali sono creature di Dio e la loro presenza costituisce l’insieme di tutto ciò che è vita; di questi si deve avere provvida cura e benevolenza anche perché, con la loro semplice esistenza, benedicono Dio e il creato e gli rendono ogni istante gloria.

Gli animali si inseriscono in un disegno provvidenziale che fa capo a Dio; ma la signoria sugli esseri viventi e sul creato accordata dal Creatore all’uomo non è assoluta.

Rispettare e amare il creato è un dovere di ogni persona. Trasgredire significa offendere l’integrità naturale e macchiarsi gravemente la coscienza davanti alla società e a Dio stesso.

Gli animali domestici costituiscono, con la loro presenza, una base affettiva tanto necessaria all’uomo in ogni epoca. Senza gli animali la vita stessa viene menomata e chi menoma la vita è un assassino.

Da quando, per ragioni di età e per altre circostanze, mi sono ritirato dalla campagna e vivo in paese, ogni giorno alla mia porta compaiono delle bestiole randagie; mi fanno rabbrividire e provo un senso di pena; non potendo fare altro regalo loro una carezza e un po’ di cibo, e loro, riconoscenti, scodinzolano e mi guardano con quegli occhi benedicenti.

Io sono un animalista per natura e invito ad imitarmi; altresì rivolgo un invito a quanti non vedono di buon occhio questo mio prodigarmi verso queste bestiole domestiche, a non ostacolarmi, altrimanti farò appello alla “Giustizia”.

Amare, far rispettare le bestiole, non è fatto delinquenziale, ma un atto di carità vero e proprio. Non c’è da vergognarsi; deve vergognarsi chi non lo fa.