aprile 2006

a. XII, n. 2  [65]

 

 

INTRIGHI E MISTERI A BERCHIDDA nell'800 (3)

 

di Giuseppe Meloni

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 APRILE 2006

(1), piazza del popolo, a. XI, n. 6 (63)

(2), piazza del popolo, a. XII, n. 1 (64)

 

Lettera di Angelo Marogna a suo fratello Giuseppe

(del 20 maggio 1872)

 

Il geometra Marogna aveva maturato, durante le sue esperienze precedenti e nella permanenza a Berchidda, un pessimo concetto sulle amministrazioni comunali in genere. Ne faceva riferimento in apertura di questa lettera passando subito alla narrazione di altri episodi nello svolgimento dei quali si riteneva danneggiato dai comportamenti degli amministratori.

In particolare, mentre era attento a riportare sulla carta i dati del rilevamento sul campo, che considerava ormai concluso, riceveva un inaspettato sollecito da parte del sindaco. Questi lo invitava a ritornare immediatamente in paese per finire quelle operazioni che il geometra riteneva abbondantemente definite. Il sindaco stava per terminare il suo mandato e chiedeva un’accelerazione di tutta la pratica per poter concludere l’intera operazione mentre era ancora in carica. Voleva, in pratica, che “la gloria della divisione di Berchidda fosse riserbata tutta a lui.

Il progetto fu finalmente ultimato (secondo il Marogna). Le carte furono consegnate al Municipio e da qui spedite alla Prefettura di Sassari per l’approvazione. Ma c’era un’altra sorpresa. Il sindaco Grisoni e il Segretario Cossu Mundula fermarono per strada il Marogna trattandolo “come un malvivente” e intimandogli di non muoversi da Berchidda. Gli chiedevano di iniziare a tracciare materialmente i lotti di terreno prima che, come sosteneva necessario il Marogna, la Prefettura approvasse gli atti dei rilevamenti.

Potevano passare anche molti mesi prima che la Prefettura restituisse il materiale con la dovuta nota di approvazione. Marogna si giustificava dicendo che tracciare il confine di ben 610 appezzamenti e dover attendere poi l’approvazione era un’operazione irrazionale perché, nel frattempo, “i limiti potevano venire facilmente distrutti dal bestiame (da cui il prato era invaso) e dai pastori, cui tanto poco a genio andava la divisione comunale”.

“Non vi è maggior tedio che persuadere persone o che sono ignoranti, – continuava il Marogna – o che maliziosamente non vogliono intendere”.

Il geometra rifletteva anche su quanto gli era dovuto per il suo lavoro, in termini di denaro, dall’amministrazione. Aveva ormai smesso di pretendere 3.000 lire che riteneva gli si sarebbero dovute pagare per aver rifatto il lavoro dei suoi predecessori.

Non poteva rinunciare, però, al resto che gli era dovuto:

Rilevamento di 330 ettari fuori contratto, a lire 5 l’uno = l. 1650

Indennità per il tracciamento dei lotti = l. 1000

Abbonamento Tipo Censimento = l. 200

Due progetti per il mercato= l. 500

Rata dovuta secondo il contratto = l. 1000

Scorporo dei pastorizzali = l. 500

Il totale delle somme da esigere ammontava quindi a l. 4650.

In quell’autunno il Marogna fu invitato a presentarsi ad una seduta del Consiglio Comunale nella quale si riteneva necessario approfondire i temi del dibattito. Il Consiglio era riunito quasi al completo. Si aprì la discussione e al Marogna fu data l’opportunità di esporre il suo pensiero; cosa che fece con un lunghissimo intervento.

A questo punto prese la parola il sindaco Grisoni che, a detta del Marogna, non brillò per acutezza di argomentazioni (ma è un suo parere personale). Si aprì allora un dibattito in merito alle cifre. Marogna chiedeva e Grisoni negava.

In particolare l’amministrazione era disposta a pagare il progetto di uno ma non di due mercati, addossando al Marogna la responsabilità di aver progettato lo stesso lavoro due volte. Ma non tutti la pensavano così. Marogna sosteneva che a questo punto dal settore occupato dagli amministratori si levarono alcune voci in suo favore: “Marogna fu invitato dalla Giunta per lo studio d’un mercato secondo la deliberazione che si è presa tant’anni fa; in seguito si prese altra deliberazione e si volle cambiar locale: ma egli è in piena regola”. In pratica la voce dell’opposizione che andava in soccorso del tecnico e metteva in difficoltà il sindaco, minandone l’autorità e la credibilità.

Seguirono momenti di tensione nei quali i presenti non smettevano di bisbigliare tra loro. Finalmente si passò all’esame degli altri punti in discussione. In pratica il sindaco avrebbe negato alcuni accordi verbali che il geometra gli ricordava e soprattutto dava l’impressione di avere quella grande fretta di concludere i lavori, a favore del Comune, ovviamente, entro il suo mandato, che scadeva due mesi dopo.

L’intervento del Marogna poteva considerarsi concluso senza che avesse ottenuto tutte quelle soddisfazioni che si aspettava. Fu congedato dai lavori del Consiglio, che continuarono in seduta ristretta.

Il Marogna, non conoscendo esattamente i termini delle decisioni del Consiglio, decise di adottare un’altra tattica, più morbida. Chiese al segretario Cossu Mundula, nella cui casa era ospite, di intercedere presso il sindaco perché gli liquidasse il dovuto, mostrandogli i libri relativi al suo lavoro e dimostrandogli, secondo lui, la correttezza delle sue richieste.

Fu così che il 6 novembre fu convocato in Comune assieme all’aiutante, Giacomo Pinna; dopo un’anticamera di alcune ore, fu ammesso nella stanza del Sindaco. Salvatore Grisoni sfogliava grossi libri di amministrazione, per cui rivolse all’ospite solo “mezza occhiata”; quindi gli fece consegnare una carta da trascrivere e da firmare.

“Lessi. Una vampa m’incendiò il cuore” ricorda Marogna.

Il Sindaco era a conoscenza di alcuni prestiti che il Marogna aveva ricevuto dalle banche con le quali si era fortemente impegnato. Sapeva anche che doveva far fronte ad alcuni pagamenti entro la settimana. Per questo era stata offerta al Marogna una soluzione accomodante ma a lui sfavorevole.

Marogna ricorda: “Assalito da una forte convulsione non potei trascrivere quelle terribili lettere che mi ballavano agli occhi come fantasmi. Giacomo Pinna, commosso più che me, trascrisse ed io… firmai! Il sindaco signor Grisoni aveva trionfato!”.

In definitiva fu offerto al Marogna il pagamento di lire 2300 così articolato:

indennità per il tracciamento dei lotti = l. 1000

Saldo dei lavori di divisione = l. 1000

Studio per i due mercati = l. 100

Abbonamento Tipo Censimento = l. 200.

Le modalità di pagamento prevedevano il versamento di lire 1300 al momento della sottoscrizione della carta e di rimanenti 1000 in seguito all’immissione in possesso.

Marogna fece rapidamente i calcoli. Oltre alle 3000 lire per i lavori del suo predecessore da lui rifatti, perdeva, rispetto alle 4650 lire pretese, ben 2350 lire. In pratica gli era stato offerto il 50 % di quanto da lui richiesto.

 

Lettera di Giacomo Marogna a suo fratello Giuseppe

(21 maggio 1872)

 

Subito dopo la firma della dichiarazione del 6 novembre, il geometra riprese a malincuore le visite per tracciare i lotti: “non si vedeva più traccia di nulla, tutto venne manomesso dalla perfidia dei pastori”.

Nonostante la disperazione di dover ripetere il lavoro per la terza volta, il geometra si rimise al lavoro ed eseguì il suo compito. Un incoraggiamento particolare gli giunse sempre dal teologo Pietro Appeddu e dal reverendo Santu, che vengono definiti “veri tipi d’onestà e di grandezza d’animo”. Soprattutto al primo il Marogna era molto riconoscente perché, conoscendo le sue precarie condizioni economiche, non mancava di prestargli somme rilevanti senza mai chiedere interessi né quietanze delle somme prestate. Nella lettera Marogna esprime parole di sincero ringraziamento per le gentilezze di questi due sacerdoti: “Le gentilezze e l’interesse che queste brave persone ebbero sempre per me sono cose che superano ogni elogio e rimunerarli in altro modo io non potrei che con gratitudine e riconoscenza”.

Finalmente i lavori per il tracciamento dei lotti furono conclusi; in quegli stessi giorni ritornò a Berchidda anche la pratica delle divisioni approvata dalla Prefettura. Tutto era a posto. Mancava soltanto l’estrazione dei lotti e l’immissione in possesso dei titolari.

Anche sotto questo punto di vista ci furono divergenze tra il Marogna e l’amministrazione, ma le assegnazioni furono comunque fatte. A questo punto non restava che saldare quanto dovuto al geometra.

Un gesto distensivo rivolto da Salvatore Grisoni e dall’amministrazione di Berchidda al Marogna e alla sua equipe di lavoro deve essere visto nell’invito che gli fu rivolto perché partecipasse dello storico pranzo che il sindaco uscente offrì ad amministrazioni, autorità ed amici in occasione del capodanno del 1872. La Cronaca di Berchidda (p 161), che descrive con ricchi particolari quell’evento, cita tra gli invitati anche “su Geometra Anghelu Marogna, Giagu Pinna, attendente de su Geometra Marogna”, ed altri due personaggi che sicuramente presero parte al lavoro di frazionamento: Cosimo Martinetti e Bartolomeo Camoglio, Guarda Boschi Governativi.

Nonostante questo atto di distensione, però, si verificarono nuovi ritardi che il Marogna cataloga come veri e propri abusi. Tutto il personale ausiliario che aveva operato per i rilevamenti fu fatto trattenere a Berchidda per molte settimane con la motivazione che bisognava “passare a nuova perizia molti lotti” perché ritenuti di valore disuguale. Si attribuiva la responsabilità di queste differenze di valore allo stesso Marogna il quale si giustificava affermando che le perizie sul valore dei terreni non erano imputabili a lui.

In effetti le perizie, delle quali il Marogna conservava copia, erano state fatte tutte da periti locali che, maliziosamente notava “sono entrambi consiglieri comunali”.