aprile 2006

a. XII, n. 2  [65]

 

 

Il lentisco. Altri mille usi

 

di Maddalena Corrias

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 APRILE 2006

Nel numero precedente ci siamo soffermati sulle proprietà del lentisco e abbiamo osservato che questa pianta è un vero e proprio laboratorio chimico. Abbiamo detto che il lungo e faticoso cammino della terapia con le piante e i loro frutti è iniziato all’alba dell’umanità.

I primi uomini furono esperti raccoglitori di erbe, di frutti, di radici, di cui si servivano come nutrimento e perciò adattavano i loro ritmi di vita a quelli delle piante, ponevano le loro sedi dove era più facile avere a disposizione questo dono della natura, indispensabile alla sopravvivenza.

 

LA CUCINA

 

Ritornando all’olio di lentisco depurato (vedi piazza del popolo, dicembre 1995) sappiamo che esso fu utilizzato per l’alimentazione già dai protosardi, ma esso, insieme a quello di olivastro, fu utilizzato nella nostra isola fino agli anni Cinquanta e oltre.

Personalmente ne sentii parlare per la prima volta a Berchidda da Giovannina Pinna, che ne esaltava la bontà, soprattutto per la frittura di “sos frijolos”, tipiche frittelle di Carnevale. E’ certo che in tempi recenti è stato utilizzato spesso in aggiunta a grassi animali, anche all’ozu casu, e integro, durante la Quaresima e nei giorni di digiuno, come condimento di legumi e verdure cotte.

In Gallura si usava preparare una tipica bruschetta, fatta con pane grosso, generalmente di semola dura, ricoperta di olio di lentisco e pomodoro secco.

A Siniscola, invece, si preparava una zuppa particolarmente aromatica, “su pane a brou”, che consisteva nel far bollire un litro d’acqua salata con sei cucchiai di olio di lentisco; quando il tutto raggiungeva il bollore, si aggiungeva il pane carasau che veniva mangiato caldo, con l’aggiunta, per i più fortunati, di pecorino fresco.

Da segnalare che nella zona del Barigadu si otteneva, facendo fermentare i frutti, una aromatica acquavite.

Ma le proprietà del lentisco vanno oltre. Serviva all’uomo anche nelle pratiche magiche, soprattutto per prevenire e curare il malocchio.

 

LA MAGIA

 

Un’usanza molto diffusa nel Sulcis era la preparazione di sas puncheddas, piccoli sacchetti che contenevano grani di sale e foglie di lentisco, e che venivano nascosti sotto gli indumenti dei bambini per allontanare il malocchio. Tale preparazione, però, doveva essere fatta rigorosamente nel giorno di Giovedì Santo, altrimenti avrebbe perso le sue magiche e misteriose proprietà.

Un ramoscello di questa pianta veniva anche appoggiato, in molte zone della nostra isola, ad un bambino che aveva appena ricevuto un complimento: “pro no li ponner oju!”.

I rami di questa pianta avevano, in Ogliastra, il potere di tenere lontane anche le malattie degli animali; per esempio, un rametto veniva nascosto tra il giogo e le corna nei buoi appena comprati, per allontanare le conseguenze negative degli invidiosi.

Ancora, se un animale era stato colpito dal malocchio, una donna esperta di arti magiche, sa majalza, deponeva in una tazza d’acqua tre chicchi di grano, tre di sale e, recitando una misteriosa preghiera, immergeva nell’acqua un piccolo ramo di lentisco col quale poi aspergeva, in un magico rituale, l’animale vittima del malocchio.

Ma il lentisco aveva anche scopi divinatori, soprattutto matrimoniali.

 

LA DIVINAZIONE

 

A Berchidda, ma anche in altri paesi della Sardegna (vedi piazza del popolo, aprile 1996), in occasione del Capodanno, si mettevano due foglie di lentisco, talvolta di olivastro, bagnate di saliva, sopra la cenere calda, in su foghile. Ad una foglia veniva attribuito il nome di un giovane e all’altra quello della ragazza interessata al pronostico: se le foglie, al calore, si allontanavano, non c’era niente da fare; se si avvicinavano esisteva qualche possibilità; se si sovrapponevano il matrimonio era fatto!

Oggi tutte queste pratiche sono scomparse, ma il lentisco rimane, come altre piante, che la natura ci dona e che l’uomo deve imparare a proteggere, un’immensa farmacia naturale, sempre disponibile.