aprile 2006

a. XII, n. 2  [65]

 

 

Arriva il sommelier elettronico

A quando l'annusatore per tulipani?

 

di Sergio Crasta

 

torna a

 APRILE 2006

Con tutte le preoccupazioni che abbiamo, tenendo conto anche del calo degli abitanti del paese, ci mancava pure il rischio disoccupazione dei numerosi e appassionati sommelier berchiddesi. Chiaro che fra questi solo qualcuno ( vedi prof. Angelo Crasta) ha in tasca l'attestato del terzo livello di addestramento, che consacra a tutti gli effetti il sommelier professionista e legittima, durante le degustazioni guidate e negli abbinamenti in concerti di "Piatti Forti", ad indossare la divisa con la catenella argentata che aggancia l'inconfondibile tasting wine.

Per tutti gli altri, al fine di soddisfare le esigenze locali di concorsi enologici, sagre, feste campestri e assaggi al Museo, è più che sufficiente avere un minimo di conoscenza della materia, insieme ad un po' di tecnica acquisita nella cantinella di casa, o magari in quella di amici (senza dimenticare di non esagerare con le esercitazioni pratiche) per essere ravvisati e – si fa per dire – certificati come sommelier berchiddesi.

Il motivo? Un gruppo di ricercatori olandesi ha brevettato ultimamente il “palato artificiale”. Bene! si tratta di una macchina sofisticata, in grado di riconoscere i sapori e individuare gli ingredienti nelle bevande. Scopriremo finalmente, e forse con raccapriccio, la composizione di quelle dell'ultima generazione, dai colori inquietanti, quasi alla pari del loro gusto, oppure la mescolanza dei coktail di benvenuto che ormai, avendone fatto "bocca", solitamente beviamo in voluttuose cerimonie.

Ma non è tutto. Questo marchingegno, frutto dell'evoluzione tecnologica agli inizi del terzo millennio, non lascia scampo neanche al vino, al punto che questa straordinaria apparecchiatura è capace persino di sentenziare: "sa di tappo". Dunque, per i simpatici amici olandesi sommelier, ma elettronico.

A mio parere una delle poche note positive sta nel fatto che la nuova invenzione olandese può risolvere il terribile imbarazzo che ognuno di noi prova quando, al ristorante, il cameriere si avvicina solennemente e versa nel bicchiere una lacrima di vino e rimane lì, implacabile, per di più sentendoci addosso lo sguardo attento, quasi severo degli altri commensali, tutti ad attendere che si emetta un giudizio da enologo smaliziato anche se, magari, nonostante il vino dentro una bottiglia borgognotta, ma con l'etichetta griffata, sappia di guano, ci si lascia andare ad un inevitabile "ottimo"!

Inoltre, pensandoci bene, sarà una bella rivincita per chi è inesperto in materia di vino confrontarsi con l'amico snob, proprio quello che non perde occasione per annusare in continuazione il vino, lo pasteggia, lo definisce corposo, un po’ tannico, sicuramente da monovitigno, con note di bacche di bosco, ma che stranamente sa troppo di cordone speronato o poco di guyot (?).

Però, riflettendoci bene, non sarà facile scordare le eleganti e raffinate serate di degustazione degli ultimi anni dei pregevoli vini della storica cantina locale, quando durante gli intervalli di spettacolo della kermesse internazionale di Time in Jazz, gli adepti del bicchiere, dei quali parecchi stranieri, si avviavano in modo solenne e ordinato verso sa piattitta, accolti dai giovani sommelier berchiddesi dal savoir faire impeccabile, perché molto ben preparati e addestrati per l'occasione dal responsabile tecnico (Piero Dente) dalla Cantina di Via Milano, in quanto oltre al piacere erano anche molto desiderosi di scoprire, dentro un calice di vino, la storia di un paese, della sua gente, con la loro cultura e le loro tradizioni.

Insomma, il rischio c'è ed è quello di essere tutti umiliati da un tubo di vetro con una pipetta in gomma. Altro che cultura dentro il calice! Poi, a dirla tutta sino in fondo agli amici olandesi: mica che noi vignaioli berchiddesi ci siamo mai permessi di "inventare" un annusatore artificiale per tulipani (anche se sono dei fiori con poco profumo). Un po’ di rispetto e di buona creanza, verso chi ha una tradizione e un vanto tutto berchiddese, non guasta mai.

Prosit...!